

122. Le tensioni in Europa: l'ascesa della Germania e la sfida con
l'Inghilterra.

Da: A. Ribard, La prodigiosa storia dell'umanit, quarto, Einaudi,
Torino, 1955.

L'egemonia economica dell'Inghilterra cominci ad essere
intaccata, negli ultimi decenni del secolo, dal forte
espansionismo tedesco. Come sottolinea lo storico francese Andr
Ribard, questo imperialismo rassomiglia straordinariamente a
quello britannico, ma la sua giovinezza  pi impetuosa. Potendo
contare su eccezionali fonti di materie prime, su una crescente
applicazione della scienza all'industria e su una politica
protezionista, la Germania conobbe una grande espansione
produttiva e di conseguenza, stante la crisi di sovrapproduzione
che martoriava l'Europa, cominci a cercare nelle colonie e in
altri paesi gli sbocchi necessari alla propria industria. Ma
dovunque essa si rivolgesse, trovava sempre gli onnipresenti
inglesi a sbarrarle la strada. La rivalit economica anglo-tedesca
si afferm quindi, nell'et dell'imperialismo, come una delle
principali cause di attrito internazionale, che avrebbero
preparato lo scoppio della prima guerra mondiale.

L'Impero britannico  la pi grande potenza mondiale. Londra e
Liverpool dominano i mercati del carbone e del ferro, della lana e
del cotone, del caucci e della seta. Ora che la scoperta della
terra  quasi terminata e che il progresso della tecnica vi ha
esteso il dominio dell'uomo, l'Inghilterra, rivelatasi nazione
conquistatrice in quest'ultimo periodo della storia, regna
veramente sul mondo. [...].
L'Impero britannico non ha rivali: al riparo della sua supremazia
navale, pu permettersi, nei periodi di crisi, di aspettare con
tutta tranquillit. [...].
Se l'Inghilterra vuol conservare la sua egemonia, deve quindi
vigilare dovunque sui movimenti dell'economia. D'altra parte essa
 in grado di mantenerli sotto il suo controllo perch ha avuto
cura di scaglionare le sue basi lungo le vie marittime: semplici
depositi di carbone sono nello stesso tempo fortezze e agenzie che
reggono saldamente la complicata rete delle strade dell'Impero.
Grazie ai suoi vasti mezzi, la City  divenuta maestra nell'arte
del dominio capitalistico ed  abbastanza agile per abbandonare un
mercato divenuto inutile e per impossessarsi a tempo di un nuovo
centro di produzione, per scoraggiare un concorrente e per passare
senza forti scosse da uno sfruttamento all'altro. Il suo tatto -
lo stesso che le ha consentito di differire, all'interno, la
questione sociale [concedendo cio agli operai caute, ma continue
e numerose riforme] - si dimostrer infallibile. [...].
In conclusione, quest'autorit si rivela cos solida e definita
quanto poteva permetterlo l'instabilit delle cose umane. Se tutti
i paesi europei mantenevano il loro ritmo produttivo,
l'Inghilterra avrebbe conservato nei loro confronti il vantaggio
che le assicurava la potenza delle sue banche: cos la Terza
Repubblica in Francia pareva rassegnata a vegetare, e le economie
arretrate della Spagna, dell'Italia e dei Balcani erano facili
prede.
Soltanto la Germania si affermava come una massa di resistenza la
cui popolazione cresceva continuamente. Ricordandosi di essere
stati i pi esperti metallurgici d'Europa, i Tedeschi facevano
assegnamento sull'industria per riconquistare il primato al loro
paese, che stava via via ricuperando il tempo perduto. L'unit
tedesca non si affermava soltanto nelle ardite architetture della
cattedrale di Colonia, che era stata appena condotta a termine ed
inaugurata, ma l'industria coadiuvata dalla ricerca scientifica si
accingeva a partecipare a quella che sarebbe stata ben presto la
concorrenza internazionale: la sua enorme ricchezza di carbone e
il suo potenziale di lavoro ne avrebbero fatto una temibile rivale
dell'Inghilterra.
Il periodo  tanto pi vicino in quanto davanti all'allargarsi dei
mercati e alla caduta dei prezzi, le economie nazionali, l'una
dopo l'altra, dimostrano una netta tendenza a isolarsi. Bismarck,
che ha previsto la necessit di questo isolamento per rafforzare
il progresso dell'industria tedesca,  gi tornato al
protezionismo. Se gli altri stati europei seguiranno il suo
esempio, all'esportazione britannica verranno a mancare gli
sbocchi essenziali. Certamente, essa conserva il suo mercato
coloniale e il mercato dei capitali, ma in Europa  sorto un
problema del quale la politica tedesca mette in risalto la
gravit: la sua evoluzione protezionistica non tende solamente ad
innalzare una barriera davanti all'Inghilterra, ma a creare sul
continente una specie di Zollverein europeo, chiaramente
antibritannico. [...].
Due influenze tendono dunque a dividersi l'Europa: una viene da
Londra, l'altra da Berlino. E' difficile delimitare le due zone
d'influenza, perch Londra possiede il genio dell'azione per
interposta persona [convincendo gli altri stati ad agire in vece e
a vantaggio suo]. [...].
Dal canto suo l'attivit di Berlino  per lo pi segreta, come
l'adesione della Romania alla Triplice Alleanza o il
riavvicinamento con la Spagna. Ma  chiaro che, guardando a
Berlino, l'Europa intende sfuggire alle manovre britanniche. Del
resto le posizioni stanno per precisarsi, perch l'espansione
tedesca  ormai tale che non si accontenta pi di restare europea.
Bismarck si  a lungo astenuto da ogni ambizione coloniale. Ve lo
trascinano i progressi del commercio tedesco, mentre si formano
societ per tentare l'avventura africana. Ma poco resta da
prendere: la Germania arriva tardi e la spartizione  gi fatta.
Se  facile ai capitali tedeschi disputare gli affari alla
concorrenza straniera, come in Turchia, dove la finanza francese
si  infiltrata nei prestiti statali, e in Serbia, il cui nuovo re
Michele Obrenovich si riaccosta alla Germania, non  facile la
conquista di territori coloniali. Non c' angolo del mondo in cui
essa non urti contro gli interessi britannici, fin nel Pacifico,
dove il Cile  uscito vincitore da una lunga guerra col Per e la
Bolivia. L'Australia proclama una specie di dottrina di Monroe
[volta cio ad impedire ingerenze straniere in quell'area, sulla
falsariga di quella del presidente americano James Monroe,
enunciata nel 1823] ad uso del Pacifico meridionale. In quanto
all'Africa,  stato appena scoperto l'oro del Transvaal [che
innesc la guerra fra inglesi e boeri]. Non appena la Germania
sbarca truppe sulle coste sud-occidentali e orientali dell'Africa,
nel Camerun, nel Togo e su alcune isolette del Pacifico,
l'Inghilterra si oppone alle sue improvvise pretese coloniali.
Cos l'Atto di Berlino del 1885 [che serv a delimitare le zone
coloniali di influenza e a raffreddare gli attriti fra le potenze]
non fa che mettere in evidenza questa rivalit nascente. I diritti
riconosciuti all'espansione tedesca in Africa non possono
soddisfare il germanesimo, che ha gli occhi fissi all'onnipotenza
britannica. Ne consegue un urto di cui l'Inghilterra misura ormai
la portata; tanto pi che ha ormai decisamente sostituito la
politica del libero scambio, che ha fatto la sua fortuna, con una
politica imperialista destinata a conservare questa fortuna.
L'impulso coloniale della Germania  una fase della corsa alle
materie prime a cui ogni sviluppo industriale necessariamente d
inizio, e sebbene Gladstone [William Gladstone, politico liberale,
varie volte primo ministro inglese] l'abbia sul principio velato
di belle parole, esso appare quanto mai pericoloso agli uomini
della City, gi preoccupati del protezionismo tedesco. I
commercianti londinesi ne discutono seriamente; il bacino della
Ruhr non ha uguali in Europa e la produzione tedesca di carbon
fossile fa gi una forte concorrenza ai carboni inglesi. La
scienza utilizza i sottoprodotti del carbon fossile e alcune
industrie incominciano ad impiegare l'elettricit o il motore a
scoppio d'invenzione tedesca. Ricchezze colossali sono al servizio
di una grande attivit; la finanza berlinese non rifiuta nulla
all'industria e accetta tutte le sue audacie. Sta sorgendo
veramente un'altra Germania, una Germania in cui l'attivit
culturale sembra ormai cos esausta che, fatte poche eccezioni (ad
esempio per il drammaturgo Hauptmann [Gerhart Hauptmann, vincitore
del premio Nobel nel 1913]), 1'ispirazione letteraria le proviene
solo dall'estero, dalla Russia, dalla Francia o dai paesi
scandinavi.
Questo imperialismo rassomiglia straordinariamente a quello
britannico, ma la sua giovinezza  pi impetuosa. Malgrado i
vincoli d'ogni genere, finanziari o dinastici, che si moltiplicano
tra i due paesi, gli intrighi inglesi non basteranno a diminuire
la costante pressione della nazione tedesca, che si sta intanto
avviando ai cinquanta milioni di abitanti. Ben diverse sono le
avventure che, senza uomini e senza capitali, portano a poco a
poco la Francia a organizzare nel Tonchino, al Madagascar, sulla
Costa d'Avorio e nel Sudan, un'apparenza di impero: che vale un
impero coloniale senza una marina mercantile e da guerra
proporzionata alla sua grandezza? Cos la politica coloniale della
Francia non sar mai diversa da quella che la Gran Bretagna vorr
consentirle. I propositi tedeschi si fondano su un'altra realt,
su di un potenziale economico del quale Londra conosce l'entit.
Nel 1887 si constata con stupore la prima flessione del commercio
britannico. Ecco il segno tangibile del pericolo tedesco e il
risultato del nazionalismo economico che ha conquistato l'Europa.
